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	<title>Pixedelic.com &#124; Web design, Cattolica (Rimini)</title>
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	<pubDate>Mon, 24 Nov 2008 14:04:40 +0000</pubDate>
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		<title>Global warming</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Nov 2008 17:23:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Versione colorata, aggiornata e a breve, speriamo, votabile su <a href="http://www.threadless.com/profile/695793/manuelmasia/submissions?streetteam=manuelmasia" target="_blank">Threadless</a>:</p>
<p><a href="http://www.pixedelic.com/wp-content/uploads/2008/11/global-warming1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-119" title="Global Warming" src="http://www.pixedelic.com/wp-content/uploads/2008/11/global-warming1.jpg" alt="" width="593" height="419" /></a></p>
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		<title>Loss of innocence</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 21:59:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pixedelic.com/wp-content/uploads/2008/11/loss-of-innocence.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-107" title="loss-of-innocence" src="http://www.pixedelic.com/wp-content/uploads/2008/11/loss-of-innocence.jpg" alt="" width="593" height="593" /></a></p>
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		<title>Il Campaniforme sull&#8217;Arco Alpino</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Oct 2008 08:40:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Concludo una prefazione sull&#8217;età del Rame in generale e in particolare sull&#8217;arco alpino con un discorso riguardo alle testimonianze del Campaniforme.
Il caso di Monte Covolo (vedi l&#8217;articolo L&#8217;età del Rame sull&#8217;Arco Alpino) ci ha dato il metro di quelli che dovevano essere gli scambi allʼinizio dellʼetà del Rame e della loro portata geografica certo importante, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Concludo una prefazione sull&#8217;età del Rame in generale e in particolare sull&#8217;arco alpino con un discorso riguardo alle testimonianze del Campaniforme.</p>
<p>Il caso di Monte Covolo <span style="color: #999999;">(vedi l&#8217;articolo <em><a title="L'età del Rame sull'Alpino Alpino" href="http://www.pixedelic.com/eta-rame-arco-alpino/" target="_blank">L&#8217;età del Rame sull&#8217;Arco Alpino</a></em>) </span>ci ha dato il metro di quelli che dovevano essere gli scambi allʼinizio dellʼetà del Rame e della loro portata geografica certo importante, eppure ridotta se paragonata a quanto avviene durante una fase più recente, occupata appunto dalle testimonianze della cultura campaniforme, dove non si può fare a meno di notare quanto venga a dilatarsi lʼampiezza dei territori che paiono comunicare e scambiare tra loro <span style="color: #999999;">[Alessandro Guidi, 2000. <em>Preistoria della complessità sociale</em>. Bari: Editori Laterza]</span>. Il pugnale tipico di questo periodo (il cosiddetto tipo <em>Ciempozuelos</em> <span style="color: #999999;">[German Delibes de Castro, Manuel Fernàndez Miranda, Araceli Martìn Colliga, Fernando Molina, 1988. <em>El Calcolitico en la Peninsula Iberica</em>, in AA.VV., 1988. Rassegna di archeologia 7/1988. <em>Congresso internazionale: Lʼetà del Rame in Europa. Viareggio 15/18 ottobre 1987</em>. Firenze: Edizioni allʼinsegna del Giglio, pp. 255-282]</span>, il pugnale in rame con lingua da presa e lato prossimale convesso, di cui avrò modo di parlare più dettagliatamente in seguito) è presente in un areale vastissimo, dalla Spagna sino allʼEuropa centro orientale e, a nord, fino alla isole britanniche <span style="color: #999999;">[Franco Nicolis, 2004. <em>Il Campaniforme nel territorio posto a sud dello spartiacque alpino</em>, in Franco Marzatico, Paul Gleischer, 2004 (a cura di). <em>Guerrieri, principi ed eroi fra il Danubio e il Po dalla Preistoria allʼAlto Medioevo. Catalogo della mostra. </em>Trento: Provincia autonoma di Trento, Castello del Buonconsiglio, Monumenti e Collezioni Provinciali, pp. 135-138]</span>.</p>
<p><span id="more-88"></span>Tuttavia, quello che avvenne in generale in Europa con lʼaffermarsi della cultura dei Vasi Campaniformi, non può comunque servire da modello anche per unʼanalisi dellʼarco alpino. Se pure in entrambi i casi si intensificarono i contatti fra zone molto lontane (il pugnaletto <em>Ciempozuelos </em>ce ne offre un esempio), mancano sullʼarco alpino molti degli elementi fondamentali della cultura campaniforme europea: le reti commerciali alpine risultano poco attive a fronte del dinamismo continentale <span style="color: #888888;">[<em>ibidem</em>]</span> e lʼincremento che si verifica su scala europea nella lavorazione dei metalli, quali lʼoro e il rame, non è confermato sullʼarco alpino. Anzi: i resti di manufatti metallici associati alle ceramiche campaniformi in questʼarea scarseggiano notevolmente <span style="color: #888888;">[Richard J. Harrison, 1994. <em>La cultura dei Vasi Campaniformi: 2600-1900 a.C.</em>, in Jean Guilaine, Salvatore Settis, 1994 (a cura di). <em>Storia dʼEuropa</em>. Torino: Einaudi, pp. 333-353]</span>. In Europa, ad esempio, dallʼUngheria alla penisola iberica (alcuni esemplari sono attestati persino in Marocco), fino alle isole britanniche a nord, a partire dalla metà del III millennio a.C. il caratteristico bicchiere a campana (<em>bell beaker</em>), decorato ad impressione con motivi geometrici, è spesso accompagnato nei ritrovamenti da piccoli oggetti di rame lavorato e da quello che viene definito il kit dellʼarciere, formato da punte di freccia in selce, munite di barbigli e codoli, e dai cosiddetti <em>brassards </em>(le piastre salva-polso) <span style="color: #888888;">[Alessandro Guidi, 2000. <em>Preistoria della complessità sociale</em>. Bari: Editori Laterza]</span>. Sullʼarco alpino invece i <em>brassards </em>mancano, così come sono assenti altri reperti caratteristici della cultura dei Vasi Campaniformi, quali i bottoni con perforazione a «V». Essi in realtà compariranno solo in contesti successivi ascrivibili alla cultura di Polada <span style="color: #888888;">[Alessandra Aspes, Giovanna Bermond Montanari, Leone Fasani, 1988. <em>La cultura del Vaso Campaniforme in Italia settentrionale</em>, in AA.VV., 1988. <em>Rassegna di archeologia 7/1988. Congresso internazionale: Lʼetà del Rame in Europa. Viareggio 15/18 ottobre 1987</em>. Firenze: Edizioni allʼinsegna del Giglio, pp. 418-422]</span>.</p>
<p>Per quanto riguarda le testimonianze dellʼindustria metallurgica possiamo citare il sito di Santa Cristina di Fiesse, dal quale proviene un pugnale di tipo <em>Ciempozuelos </em>e unʼascia piatta, reperti di cui si discuterà in seguito. Lo stesso tipo di ascia compare anche nellʼabitato di Colombare di Negrar (Verona), nella Palude Brabbia (Varese), a Bibbiano (Reggio Emilia) e nella Galleria Estense di Modena, anche se in questʼultimo caso si ignora purtroppo lʼoriginale luogo di ritrovamento. Allʼorizzonte campaniforme è poi attribuita anche la particolare alabarda rinvenuta in una tomba di Villafranca Veronese. E così come per il caso dei manufatti metallici, rare sono persino le testimonianze relative allʼindustria litica, rappresentata da elementi di falcetto, raschiatoi, grattatoi, semilune e soprattutto cuspidi di freccia peduncolate oppure a base rettilinea o concava <span style="color: #999999;">[Daniela Cocchi Genick, 1996. <em>Manuale di preistoria. III. Lʼetà del Rame</em>. Firenze: Octavo – Franco Cantini Editore]</span>.</p>
<p>Sono invece ben più cospicue le attestazioni di ceramiche campaniformi, rintracciabili in tutta lʼItalia settentrionale e massimamente nella zona perialpina, con infiltrazioni nelle vallate delle Alpi. In ambito bresciano e nel mantovano numerosissimi sono i siti relativi ad abitati che hanno restituito resti di ceramiche campaniformi, mentre in ambito funerario le testimonianze in nostro possesso si limitano ai siti di Saint Martin de Corléans in Val dʼAosta, di Velturno in Trentino-Alto Adige e, ancora nel bresciano, dellʼappena citato Santa Cristina, di Caʼ di Marco e di Roccolo Bresciani <span style="color: #888888;">[Alessandra Aspes, Giovanna Bermond Montanari, Leone Fasani, 1988. <em>La cultura del Vaso Campaniforme in Italia settentrionale</em>, in AA.VV., 1988. <em>Rassegna di archeologia 7/1988. Congresso internazionale: Lʼetà del Rame in Europa. Viareggio 15/18 ottobre 1987</em>. Firenze: Edizioni allʼinsegna del Giglio, pp. 418-422]</span>. Anche in Svizzera, dal sito del Petit Chasseur <span style="color: #888888;">[Alain Gallay, 1995a. <em>La nécropole du Petit Chasseur à Sion et ses stèles: idéologie et contexte social</em>, in Alain Gallay, 1995 (a cura di). <em>Dans les Alpes, à lʼaube du metal: archéologie et bande dessinée</em>. Sion: Musées cantonaux du Valais, pp. 103-112]</span> e da quello della Gilliere <span style="color: #888888;">[Dominique Baudais, Pierre-Yves Schmidt, 1995. <em>Le site de Sion, La Gillière</em>, in Alain Gallay, 1995 (a cura di). <em>Dans les Alpes, à lʼaube du metal: archéologie et bande dessinée</em>. Sion: Musées cantonaux du Valais, pp. 103-112]</span>, entrambi presso Sion, provengono resti di vasi campaniformi emersi in ambito funerario.</p>
<p>Ciò rappresenta unʼulteriore differenza fra quanto avviene sullʼarco alpino e quel che si può constatare generalmente in Europa: se per il territorio preso in esame in questo studio, alla luce delle testimonianze archeologiche finora note, la presenza di corredi campaniformi in ambiti funerari rappresenta poco più che unʼeccezione a fronte del gran numero di ritrovamenti in abitato, per il resto dellʼEuropa la tendenza pare invece muovere in altra direzione e i corredi di questo orizzonte sono per lo più attestati proprio allʼinterno di sepolture. Si risveglia anzi lʼinteresse per i monumenti megalitici più antichi, che vengono spesso violati o comunque sfruttati per fare posto alle sepolture di questo periodo, un fenomeno riscontrabile per i complessi di Avebury o Stonehenge <span style="color: #888888;">[Richard J. Harrison, 1994. <em>La cultura dei Vasi Campaniformi: 2600-1900 a.C.</em>, in Jean Guilaine, Salvatore Settis, 1994 (a cura di). <em>Storia dʼEuropa</em>. Torino: Einaudi, pp. 333-353]</span>.</p>
<p>Per molto tempo gli studiosi, per spiegare lʼemergere del fenomeno campaniforme, avevano ipotizzato la presenza di un unico popolo migratore che a partire dalla bassa valle del Reno, dove resti di vasi campaniformi sono stati rinvenuti in contesti attribuibili al 2700 o 2600 a.C., avesse colonizzato la maggior parte dellʼEuropa <span style="color: #999999;">[Alessandro Guidi, 2000. <em>Preistoria della complessità sociale</em>. Bari: Editori Laterza]</span>. Ma in realtà lʼEuropa del terzo millennio aveva una densità di popolazione piuttosto scarsa, anche in zone privilegiate, per cui la pressione esercitata da uno o più popoli non pare essere una ragione sufficiente per spiegare il diffondersi della cultura dei Vasi Campaniformi <span style="color: #888888;">[Richard J. Harrison, 1994. <em>La cultura dei Vasi Campaniformi: 2600-1900 a.C.</em>, in Jean Guilaine, Salvatore Settis, 1994 (a cura di). <em>Storia dʼEuropa</em>. Torino: Einaudi, pp. 333-353]</span>. Per di più un attento esame della documentazione archeologica indica la possibilità di isolare, in quello che veniva considerato un ambito apparentemente uniforme, diverse tradizioni particolari <span style="color: #999999;">[Alessandro Guidi, 2000. <em>Preistoria della complessità sociale</em>. Bari: Editori Laterza]</span>. Ad esempio, per il territorio che abbiamo preso in esame, sembra potersi evidenziare che non una unica direttrice è stata seguita, ma possiamo invece distinguere, in base allʼanalisi delle forme vascolari, almeno due diverse aree di influenza e di penetrazione degli elementi campaniformi: la prima si sviluppa dalla Francia meridionale e dalla Spagna e raggiunge il territorio italiano a partire dalla Liguria fino alla Lombardia occidentale; la seconda parte dallʼEuropa centro orientale (dalla Moravia e dalla regione attorno a Budapest) per toccare la Svizzera, la Val dʼAosta, la Lombardia orientale, lʼarea atesina e infine quella emiliana <span style="color: #888888;">[Alessandra Aspes, Giovanna Bermond Montanari, Leone Fasani, 1988. <em>La cultura del Vaso Campaniforme in Italia settentrionale</em>, in AA.VV., 1988. <em>Rassegna di archeologia 7/1988. Congresso internazionale: Lʼetà del Rame in Europa. Viareggio 15/18 ottobre 1987</em>. Firenze: Edizioni allʼinsegna del Giglio, pp. 418-422]</span>.</p>
<p>È più facile allora collegare lʼemergere della cultura dei Vasi Campaniformi, piuttosto che allo spostamento di popolazioni, al formarsi invece di nuove concezioni che erano germogliate già allʼinizio dellʼetà del Rame, se non precedentemente, e che ora trovano una maniera per legittimarsi. Già Gordon Childe aveva messo in relazione la forma del bicchiere a campana con la prima diffusione, nel continente europeo, di bevande alcoliche, ponendo dunque lʼaccento su unʼideologia prettamente maschile fondata sul bere e sul combattere, tipica delle élites di questo periodo <span style="color: #999999;">[Alessandro Guidi, 2000. <em>Preistoria della complessità sociale</em>. Bari: Editori Laterza]</span>. Lʼimportanza della pratica conviviale del banchetto come atto di unione dellʼélite guerriera e al tempo stesso come suo privilegio è dʼaltronde confermata anche in culture posteriori, e lʼIliade (per citare un esempio illustre) ce ne dà spesso prova, rappresentando una società che si era sviluppata a partire forse da dinamiche già in atto durante lʼetà del Rame <span style="color: #888888;">[Maria Teresa Guaitoli, 2004. <em>La dimensione del guerriero, principe ed eroe attraverso le fonti letterarie e le testimonianze archeologiche</em>, in Franco Marzatico, Paul Gleirscher, 2004 (a cura di). <em>Guerrieri, principi ed eroi fra il Danubio e il Po dalla Preistoria allʼAlto Medioevo. Catalogo della mostra</em>. Trento: Provincia autonoma di Trento, Castello del Buonconsiglio, Monumenti e Collezioni Provinciali, pp. 17-34]</span>.</p>
<p>Prima di questa fase aveva certo preso avvio un periodo in cui lʼunico modo per riuscire ad ovviare ad ogni pericolo era quello di distribuire il carico dei rischi tramite alleanze istituite forse a livello di clan. Queste alleanze dovevano di certo essere avvallate da garanzie, rappresentate, comʼè facilmente ipotizzabile, da matrimoni, scambi di cibarie e di rozzi oggetti preziosi, come coltelli di rame o tessuti. In tali circostanze forse poteva presentarsi per qualcuno lʼopportunità di ammassare una ricchezza maggiore o tessere relazioni più vantaggiose rispetto ad altri individui dello stesso clan, giungendo così a rivestire una posizione di potere. Era necessario allora che alcuni oggetti caratteristici, come vasi e asce di pietra, o magari bestiame, venissero scelti per rivestire un ruolo di prestigio, che fossero insomma considerati merci preziose, e che ci fosse poi unʼintesa riguardo ai vari modelli e al relativo valore. Dinamiche di questo genere dovevano già essere in atto prima del 3000 a.C. nellʼEuropa temperata settentrionale e prova ne sarebbe lʼemergere di fenomeni quali, per primo, quello dellʼAnfora Globulare e, in seguito, quello della Ceramica a Cordicella o delle Asce da Combattimento <span style="color: #888888;">[Richard J. Harrison, 1994. <em>La cultura dei Vasi Campaniformi: 2600-1900 a.C.</em>, in Jean Guilaine, Salvatore Settis, 1994 (a cura di). <em>Storia dʼEuropa</em>. Torino: Einaudi, pp. 333-353]</span>. Anche la comparsa dei Vasi Campaniformi rientrerebbe dunque in questo discorso, collegandosi strettamente al delinearsi di concezioni nuove, basate su valori forti: il prestigio individuale, la ricchezza materiale e lʼimportanza delle attività belliche <span style="color: #999999;">[Alessandro Guidi, 2000. <em>Preistoria della complessità sociale</em>. Bari: Editori Laterza]</span>.</p>
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		<title>L&#8217;età del Rame sull&#8217;Arco Alpino</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Oct 2008 07:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Vado avanti con un discorso introduttivo sull&#8217;età del Rame e l&#8217;arco alpino.
I termini in cui la frequentazione umana si è attuata sullʼarco alpino durante lʼetà del Rame sono ricavabili, oltre che dallʼevidenza della statuaria antropomorfa, per lo più da testimonianze relative allʼambito funerario, di contro ad una generalizzata rarità di resti insediativi coevi. Troviamo il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vado avanti con un discorso introduttivo sull&#8217;età del Rame e l&#8217;arco alpino.</p>
<p>I termini in cui la frequentazione umana si è attuata sullʼarco alpino durante lʼetà del Rame sono ricavabili, oltre che dallʼevidenza della statuaria antropomorfa, per lo più da testimonianze relative allʼambito funerario, di contro ad una generalizzata rarità di resti insediativi coevi. Troviamo il numero maggiore di sepolture concentrate tra i 200 e i 600 m di quota, in zone adiacenti ai fondi vallivi o alle prime pendici montane (non senza comunque rare eccezioni a quote più elevate) <span style="color: #999999;">[Daniela Cocchi Genick, 1996. <em>Manuale di preistoria. III. Lʼetà del Rame</em>. Firenze: Octavo – Franco Cantini Editore]</span>.</p>
<p>Le tipologie ambientali vanno dalla grotticella di varie estensioni e talvolta provvista di concamerazioni interne più o meno articolate, al semplice riparo sotto roccia, o ancora al sito allʼaperto spesso collocato ai piedi di un versante roccioso e in presenza di sorgenti o piccole cascate o in luoghi comunque molto suggestivi. Questʼultima tipologia appare però quella più rara fra le tre <span style="color: #999999;">[Raffaella Poggiani Keller, 1988. <em>Lʼetà del Rame nellʼItalia settentrionale. Gli aspetti sepolcrali dellʼarea alpina centrale</em>, in AA.VV., 1988. <em>Rassegna di archeologia 7/1988. Congresso internazionale: Lʼetà del Rame in Europa. Viareggio 15/18 ottobre 1987</em>. Firenze: Edizioni allʼinsegna del Giglio, pp. 401-411]</span>. Nei ripari o alla base di versanti rocciosi compaiono, con una certa frequenza, sepolture addossate alla parete o delimitate da un recinto di pietre, talora ricoperto da <em>cairn </em><span style="color: #999999;">[Daniela Cocchi Genick, 1996. <em>Manuale di preistoria. III. Lʼetà del Rame</em>. Firenze: Octavo – Franco Cantini Editore]</span>.</p>
<p><span id="more-68"></span>A differenza delle necropoli di pianura, dove tra i riti funerari pare prediligersi lʼinumazione singola, e di cui Remedello costituisce forse lʼesempio più famoso, sullʼarea alpina (e insieme su quella appenninica) sembra prendere piede la pratica delle inumazioni collettive. Ciò avviene almeno a partire dallʼetà del Rame, visto e considerato che necropoli ad inumazione singola in cista, come quella di Vollein in Val dʼAosta, paiono doversi attribuire ancora alla cultura dei Vasi a Bocca Quadrata, o comunque al periodo tardo Neolitico <span style="color: #999999;">[Franco Mezzena, 1996. <em>La Valle dʼAosta nel Neolitico e nellʼEneolitico</em>, in AA.VV., 1996. <em>Atti della XXXI Riunione Scientifica dellʼIstituto Italiano di Preistoria e Protostoria. La Valle dʼAosta nel quadro della Preistoria e Protostoria dellʼarco alpino centro-occidentale, Courmayeur, 2-5 giugno 1994.</em> Firenze: Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria., pp. 17-127]</span>.</p>
<p>Le disparità nellʼambito dei riti funerari, per quanto più decise in alcune zone e più labili in altre quali il Veneto, il Trentino e lʼEmilia, dove coesistono le inumazioni singole e quelle collettive <span style="color: #999999;">[Andrea Cardarelli, 1992. <em>Le età dei metalli nellʼItalia settentrionale</em>, in Alessandro Guidi, Marcello Piperno, 1992 (a cura di). <em>Italia preistorica</em>. Roma-Bari: Laterza, pp. 366-419]</span>, sono state collegate agli influssi contrapposti provenienti, da una parte, dalle aree dellʼEuropa occidentale, dove più diffuso è il rituale delle sepolture multiple, e, dallʼaltra, da quelle dellʼEuropa centro-orientale, dove predominano necropoli costituite da tombe ad inumazione singola. Questa interpretazione muove anche dallʼanalisi della composizione dei corredi funerari nelle inumazioni multiple in grotticella: qui abbondano infatti gli oggetti di ornamento e scarseggiano invece i pugnali in selce, al contrario di quanto si osserva nel caso dei corredi nelle deposizioni individuali, in cui frequenti sono le armi e difettano invece gli oggetti di ornamento. Pare dunque facile attribuire la differenziazione di rituali ad una divergenza di modelli culturali, piuttosto che a condizionamenti derivanti da specifiche caratteristiche ambientali <span style="color: #999999;">[Daniela Cocchi Genick, 1996. <em>Manuale di preistoria. III. Lʼetà del Rame</em>. Firenze: Octavo – Franco Cantini Editore]</span>.</p>
<p>Oltre alle distinzioni riscontrabili in merito alle deposizioni funerarie e ai corredi che le accompagnano, anche il trattamento che viene riservato ai resti umani è piuttosto variegato: si passa dalla inumazione primaria, a quella secondaria, alla semicombustione, allʼincinerazione <span style="color: #999999;">[Raffaella Poggiani Keller, 1988. <em>Lʼetà del Rame nellʼItalia settentrionale. Gli aspetti sepolcrali dellʼarea alpina centrale</em>, in AA.VV., 1988. <em>Rassegna di archeologia 7/1988. Congresso internazionale: Lʼetà del Rame in Europa. Viareggio 15/18 ottobre 1987</em>. Firenze: Edizioni allʼinsegna del Giglio, pp. 401-411]</span>.</p>
<p>Lʼinumazione primaria è attestata, oltre che nel già citato caso di Vollein <span style="color: #999999;">[Franco Mezzena, 1996. <em>La Valle dʼAosta nel Neolitico e nellʼEneolitico</em>, in AA.VV., 1996. <em>Atti della XXXI Riunione Scientifica dellʼIstituto Italiano di Preistoria e Protostoria. La Valle dʼAosta nel quadro della Preistoria e Protostoria dellʼarco alpino centro-occidentale, Courmayeur, 2-5 giugno 1994.</em> Firenze: Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria., pp. 17-127]</span>, anche in altri siti più propriamente attribuibili allʼetà del Rame. Singolare è il caso trentino del Bersaglio dei Mori dove, alla base di un grande masso di crollo, sono comparsi, sotto quello che doveva essere un tumulo, i resti di sette individui per i quali è stata ipotizzata lʼappartenenza ad un unico gruppo familiare <span style="color: #999999;">[Daniela Cocchi Genick, 1996. <em>Manuale di preistoria. III. Lʼetà del Rame</em>. Firenze: Octavo – Franco Cantini Editore]</span>. Appare praticata in questo caso una sepoltura di neonato allʼinterno di un vaso, secondo un rituale finora attestato soltanto nella parte orientale dellʼItalia settentrionale (dove perdurerà fino al Bronzo antico) e talora giustificato con i probabili influssi derivanti dallʼarea danubiana e dallʼambito della cultura di Baden <span style="color: #999999;">[Raffaella Poggiani Keller, 1988. <em>Lʼetà del Rame nellʼItalia settentrionale. Gli aspetti sepolcrali dellʼarea alpina centrale</em>, in AA.VV., 1988. <em>Rassegna di archeologia 7/1988. Congresso internazionale: Lʼetà del Rame in Europa. Viareggio 15/18 ottobre 1987</em>. Firenze: Edizioni allʼinsegna del Giglio, pp. 401-411]</span>.</p>
<p>La deposizione secondaria sembra pratica piuttosto diffusa allʼinterno delle sepolture in grotticella. Un esempio in questo senso ce lo può offrire il Buco della Sabbia di Civate in provincia di Lecco. È una cavità che si articola in un cunicolo che immette in una camera di forma grosso modo rettangolare. A sinistra di questʼultima si apre unʼaltra camera di forma allungata che, a sua volta, conduce ad una celletta subcircolare in cui si aprono un piccolo vano a pozzo e unʼultima camera. Sparsi nelle prime due camere e soprattutto nella celletta subcircolare sono stati rinvenuti manufatti e resti umani, ma di questi resti, le ossa risultavano ammassate in modo caotico, quasi fossero state spinte verso le pareti per lasciare posto a nuove deposizioni. Nel vano a pozzo comparvero numerose parti di crani e di ossa lunghe, appunto in evidente deposizione secondaria <span style="color: #999999;">[Daniela Cocchi Genick, 1996. <em>Manuale di preistoria. III. Lʼetà del Rame</em>. Firenze: Octavo – Franco Cantini Editore]</span>.</p>
<p>Al rituale della deposizione secondaria va poi ricollegata la semicombustione dei resti, la quale pare documentata presso il Buco della Strega di Magreglio, in provincia di Como <span style="color: #999999;">[Raffaella Poggiani Keller, 1988. <em>Lʼetà del Rame nellʼItalia settentrionale. Gli aspetti sepolcrali dellʼarea alpina centrale</em>, in AA.VV., 1988. <em>Rassegna di archeologia 7/1988. Congresso internazionale: Lʼetà del Rame in Europa. Viareggio 15/18 ottobre 1987</em>. Firenze: Edizioni allʼinsegna del Giglio, pp. 401-411]</span>.</p>
<p>Prova della pratica di cremazione dovrebbe infine essere una fossa rettangolare comparsa al Riparo Valtenesi di Manerba, sulla sponda occidentale del lago di Garda (Brescia), alla quale erano associati due vasi e una punta litica con tracce di esposizione al fuoco. Per quanto riguarda il Riparo Valtenesi, poi, un carattere decisamente di eccezionalità paiono presentarlo le «case dei morti» qui venute in luce: si tratta di quattro strutture lignee rettangolari, di circa due metri per uno, pavimentate con un acciottolato regolare. Una di esse ha conservato resti di legno carbonizzato. Queste strutture, che venivano periodicamente distrutte e sigillate con piattaforme di pietrame, contenevano ossa di vari individui non in connessione anatomica <span style="color: #999999;">[Daniela Cocchi Genick, 1996. <em>Manuale di preistoria. III. Lʼetà del Rame</em>. Firenze: Octavo – Franco Cantini Editore]</span>.</p>
<p>Tracce di rituali funerari alquanto complessi e che radunano in un solo luogo tutti i tipi su elencati sono state evidenziate anche al Riparo Cavallino, a Villanuova sul Clisi, nel bresciano. Qui è stata recuperata una notevole quantità di resti umani riferibili a numerosi individui, la cui analisi ha indicato una forte incidenza delle ossa più piccole, come quelle delle mani e dei piedi, contrapposta ad una scarsa presenza di quelle lunghe, evidenze che hanno permesso di ipotizzare lo svolgersi di riti caratterizzati dalla periodica rimozione dei resti umani dal riparo, interpretato non come un semplice ambiente sepolcrale ma, probabilmente, quale luogo di culto in cui si veneravano gli antenati. Sembra che in un primo momento le ossa fossero collocate allʼinterno di cavità presenti sul fondo e lungo le pareti del riparo e che poi, successivamente, fra due muri costruiti nella zona centrale, fosse stata delimitata una camera principale di forma pressoché rettangolare. In prossimità di questa, in direzione nord, è comparso un cumulo di ossa, forse rimosse dalla camera durante lo svolgimento dei rituali funerari. Nella zona meridionale è invece stata evidenziata una concentrazione di ossa cremate che indica lo svolgimento di pratiche analoghe a quelle rilevate al Riparo Valtenesi di Manerba. Si tratterebbe in tal caso di un ulteriore punto di contatto fra i due siti, se gli indizi di possibili strutture lignee al Riparo Cavallino fossero anchʼesse da riferire ad una «casa dei morti» <span style="color: #999999;">[Daniela Cocchi Genick, 1996. <em>Manuale di preistoria. III. Lʼetà del Rame</em>. Firenze: Octavo – Franco Cantini Editore]</span>.</p>
<p>Anche in base alle testimonianze funerarie, in questa zona, sembra di potere delineare un quadro fatto di comunità alpine numericamente poco consistenti e votate ad una certa mobilità, con un numero di individui, comunque, assai minore rispetto a quanto avviene nelle zone di pianura <span style="color: #999999;">[Andrea Cardarelli, 1992. <em>Le età dei metalli nellʼItalia settentrionale</em>, in Alessandro Guidi, Marcello Piperno, 1992 (a cura di). <em>Italia preistorica</em>. Roma-Bari: Laterza, pp. 366-419]</span>.</p>
<p>Se ancora nel Neolitico i siti riferibili alla cultura dei Vasi a Bocca Quadrata parevano uscire dai ripari sotto roccia e conquistare le zone collinari, zone facilmente difendibili eppure in grado di sostenere comunità numericamente più consistenti, in seguito, almeno per la prima età del Rame, insieme ad un generale impoverimento delle forme ceramiche e delle sintassi decorative, si nota un ritorno massiccio allʼoccupazione dei ripari sotto roccia <span style="color: #888888;">[Raffaele C. De Marinis, Annaluisa Pedrotti, 1996. <em>L'età del Rame nel versante italiano delle Alpi centro-occidentali</em>, in AA.VV., 1996. <em>Atti della XXXI Riunione Scientifica dell'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. La Valle d'Aosta nel quadro della Preistoria e Protostoria dell'arco alpino centro-occidentale, Courmayeur, 2-5 giugno 1994</em>. Firenze: Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, pp. 247-300]</span>.</p>
<p>Il riparo piemontese di Balmʼ Chanto, nella Val Chisone, ci offre un esempio di queste dinamiche. Per di più il sito pare essere stato frequentato solo come punto di appoggio durante la stagione favorevole, in connessione con itinerari di transumanza che si muovevano fra la valle, il versante e i pascoli dʼaltura. La prevalenza dei caprovini tra i resti faunistici non fa altro che confermare la pastorizia come attività principale. Lo stesso discorso vale per la caverna dellʼOrrido di Chianocco (610 m circa sul livello del mare) e per la grotta des Balmes di Sollières (1350 m sul livello del mare), entrambi siti frequentati stagionalmente in connessione a pratiche di transumanza <span style="color: #999999;">[Daniela Cocchi Genick, 1996. <em>Manuale di preistoria. III. Lʼetà del Rame</em>. Firenze: Octavo – Franco Cantini Editore]</span>.</p>
<p>Fra gli insediamenti allʼaperto possiamo invece citare il caso, ancora piemontese, di Chiomonte, in località La Maddalena, a circa 730 m sul livello del mare, dove è stato individuato un abitato per il quale si potrebbe supporre una frequentazione prolungata per tutto lʼarco dellʼanno; oppure, questa volta in Lombardia, troviamo lʼabitato situato sulla collina del Castello di Breno, nella media Valcamonica, nel bel mezzo di una zona dunque ricchissima anche di testimonianze legate alla statuaria antropomorfa <span style="color: #999999;">[Daniela Cocchi Genick, 1996. <em>Manuale di preistoria. III. Lʼetà del Rame</em>. Firenze: Octavo – Franco Cantini Editore]</span>.</p>
<p>Lʼeconomia e il sostentamento della collettività si basavano sullʼagricoltura (perlopiù cerealicola), sullʼallevamento di bovini e caprovini (anche per quello che riguarda la produzione di generi secondari), su quello di suini e persino, in queste zone, sulla caccia <span style="color: #999999;">[Stefania Casini, 1994 (a cura di). <em>Le pietre degli dei: menhir e stele dell'età del Rame in Valcamonica e Valtellina. Catalogo della mostra</em>. Bergamo: Assessorato alla Cultura del Comune di Bergamo]</span>.</p>
<p>Le frequentazioni di siti di alta quota collegati a pratiche di allevamento transumante, di cui ho appena parlato, sono talora comprovate da tracce di disboscamenti e conseguenti ampliamenti della superficie erbosa. Erano gli stessi gruppi che conducevano gli animali ai pascoli estivi a praticare anche la caccia, come indicano la presenza di specie selvatiche tra i resti faunistici di alcuni siti e il rinvenimento di cuspidi di freccia, ad esempio, nella zona sommitale del Monte Aiona (in Liguria). Non è comunque improbabile che i disboscamenti siano da attribuire persino allo svilupparsi di pratiche agricole locali <span style="color: #999999;">[Daniela Cocchi Genick, 1996. <em>Manuale di preistoria. III. Lʼetà del Rame</em>. Firenze: Octavo – Franco Cantini Editore]</span>.</p>
<p>Una mobilità accentuata, per quanto riguarda le comunità dellʼarco alpino, deve aver favorito lʼintensificarsi di incontri, scambi e, certamente anche di traffici. Lo testimonierebbe la presenza di oggetti di ornamento o prestigio (monili e armi) attestati in luoghi lontani rispetto alla loro zona di produzione o estrazione <span style="color: #999999;">[Andrea Cardarelli, 1992. <em>Le età dei metalli nellʼItalia settentrionale</em>, in Alessandro Guidi, Marcello Piperno, 1992 (a cura di). <em>Italia preistorica</em>. Roma-Bari: Laterza, pp. 366-419]</span>.</p>
<p>Per citare un esempio concreto, lʼinsediamento di Monte Covolo a Villanuova sul Cisli, nel bresciano, anche se a onor del vero ci ha restituito testimonianze di unʼoccupazione che va dal tardo Neolitico fino al Bronzo medio, ha dato comunque prova di essere inserito in una rete di scambi assai vasta. Lo testimonierebbero la presenza nei ripari sepolcrali a lui connessi (il Riparo Cavallino e il Riparo Persi) di conchiglie marine, di selce proveniente dai Monti Lessini, nonché di altre materie prime non reperibili <em>in loco</em>, quali il marmo e la steatite con molta probabilità di origine ligure o piemontese <span style="color: #999999;">[Daniela Cocchi Genick, 1996. <em>Manuale di preistoria. III. Lʼetà del Rame</em>. Firenze: Octavo – Franco Cantini Editore]</span>.</p>
<p>Lo scambio avveniva sia a livello di prodotti finiti sia a livello di materie prime, e verosimilmente lʼimportanza che andò assumendo la metallurgia e i benefici che dovevano derivare dallo sfruttamento dei giacimenti e dal commercio del rame (grezzo o lavorato) ebbero un ruolo fondamentale nelle scelte insediative. Non a caso la distribuzione stessa della statuaria antropomorfa è stata da molti collegata alla presenza nel territorio di risorse minerarie quali oro, argento, rame, stagno, salgemma. Secondo alcuni studiosi, questi monumenti, isolati o in gruppi, verrebbero a concentrarsi di regola lungo certi grandi itinerari che coinvolgono tutta quanta lʼEuropa, dal Mar Nero sino alle coste atlantiche <span style="color: #888888;">[Franco Mezzena, 1998. <em>Le stele antropomorfe in Europa</em>, in AA.VV., 1998. <em>Dei di pietra: la grande statuaria antropomorfa nellʼEuropa del III millennio a.C.</em> Milano: Skira, pp. 14-88]</span>.</p>
<p>La lavorazione del metallo è ipotizzabile attraverso la comparsa di tracce di attività estrattive e fusorie, come ad Acquaviva di Besenello (Trento) dove, a ridosso di una parete rocciosa, è stata evidenziata una sequenza stratigrafica in cui, al di sopra dei livelli mesolitici, è comparso un orizzonte eneolitico con elementi strutturali di notevole interesse: un concotto, base di un forno fusorio, era adiacente ad una piccola cista composta da lastroni di roccia, accanto alla quale è stato ritrovato un ugello in terracotta. Dallo stesso livello provengono inoltre scorie di fusione e blocchi di roccia metallifera ricavata da giacimenti locali. Fatto da evidenziare è che, a ridosso della parete rocciosa, nelle adiacenze della prima cista, ne è comparsa unʼaltra, rettangolare, di dimensioni minori, formata da blocchi di pietra, la quale conteneva i resti sconvolti di una sepoltura femminile accompagnati da cuspidi di freccia e da un pugnale litico di forma fogliata <span style="color: #999999;">[Daniela Cocchi Genick, 1996. <em>Manuale di preistoria. III. Lʼetà del Rame</em>. Firenze: Octavo – Franco Cantini Editore]</span>.</p>
<p>Ancora nel Trentino, intense attività fusorie sono attestate al Riparo Gaban in una struttura seminterrata addossata alla roccia. Anche a Romagnano è venuto in luce un residuo di fondo di forno fusorio, costituito da una superficie di concotto rossastro, poggiante su un letto di scorie di fusione; accanto ad esso, in un leggero affossamento pieno di carboni, sono stati ritrovati frammenti ceramici e un ugello <span style="color: #999999;">[Daniela Cocchi Genick, 1996. <em>Manuale di preistoria. III. Lʼetà del Rame</em>. Firenze: Octavo – Franco Cantini Editore].</span></p>
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		<title>Work in progress</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Oct 2008 10:42:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pixedelic.com/wp-content/uploads/2008/09/judgement-day2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-58" title="judgement-day-home1" src="http://www.pixedelic.com/wp-content/uploads/2008/10/judgement-day-home1.jpg" alt="" width="593" height="590" /></a></p>
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		<title>Threadless</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Sep 2008 21:46:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
Ok, voglio fare un po&#8217; di pubblicità spudorata a Threadless.com, un sito americano dove sostanzialmente si vendono magliette.
Almeno questo è quello che si desume da una prima occhiata. Poi però scopri che per essere un e-commerce è bello social, ti ci puoi iscrivere, modificare il tuo account come più ti pare, bloggare, votare le magliette [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pixedelic.com/wp-content/uploads/2008/10/pacman-threadless.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-59" title="the-real-story-about" src="http://www.pixedelic.com/wp-content/uploads/2008/10/the-real-story-about.jpg" alt="" width="593" height="500" /></a></p>
<p>Ok, voglio fare un po&#8217; di pubblicità spudorata a <a title="Threadless" href="http://www.threadless.com/?streetteam=manuelmasia">Threadless.com</a>, un sito americano dove sostanzialmente si vendono magliette.</p>
<p>Almeno questo è quello che si desume da una prima occhiata. Poi però scopri che per essere un e-commerce è bello <em>social</em>, ti ci puoi iscrivere, modificare il tuo account come più ti pare, bloggare, votare le magliette e <strong>soprattutto</strong> postare tu stesso disegni che poi gli utenti voteranno per un&#8217;ipotetica stampa che ti potrebbe fruttare (più o meno) un discreto 2,500$&#8230; fate voi il calcolo al cambio attuale.</p>
<p><span id="more-43"></span>A mio parere una cosa davvero in grande stile. Il livello delle maglie stampate è alto, lo assicura il fatto che è la stessa gente a votare, è non sempre vince la tecnica, ma molto più spesso la spunta l&#8217;idea.</p>
<p>Insomma: non dite che l&#8217;idea di misurarsi con una vetrina mondiale per un risultato tangibile e &#8220;spendibile&#8221; non vi alletta. A me tantissimo. Tanto che ci ho già provato, anche se con non grandissimi risultati.</p>
<p>Primo esempio:</p>
<p><a href="http://www.pixedelic.com/wp-content/uploads/2008/10/fanciulla-threadless.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-45" title="fanciulla-threadless" src="http://www.pixedelic.com/wp-content/uploads/2008/10/fanciulla-threadless.jpg" alt="" width="593" height="677" /></a></p>
<p>Al massimo si possono usare 7 colori, nero e bianco compresi, ovviamente, sfondo della maglietta escluso. Il che può sembrare un limite, ma in realtà misurarsi con un limite del genere è davvero gustoso.</p>
<p>Oppure si possono utilizzare tecniche <em>altre</em> come l&#8217;inchiostro fluorescente, gli inserti ricamati e via dicendo.</p>
<p>Ecco un esempio con inchiostro fluorescente, nel qual caso agli utenti viene fatta votare una slide che permetta loro di considerare il risultato alla luce e al buio:</p>
<p><a href="http://www.pixedelic.com/wp-content/uploads/2008/10/the-real-story-about-593.swf"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="593" height="593" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.pixedelic.com/wp-content/uploads/2008/10/the-real-story-about-593.swf" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="593" height="593" src="http://www.pixedelic.com/wp-content/uploads/2008/10/the-real-story-about-593.swf"></embed></object></a></p>
<p>Insomma: <a title="Threadless" href="http://www.threadless.com/?streetteam=manuelmasia">Threadless.com</a>: lo consiglio a tutti quelli stufi di fare semplicemente web design per ditte che non hanno idea di cosa sia un&#8217;idea.</p>
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		<title>La Galimana al Déjà-Vu di Cattolica</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jul 2008 11:52:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Caricatura]]></category>

		<category><![CDATA[Cattolica]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ennesima rimpatriata&#8230; se vi va&#8230;
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pixedelic.com/wp-content/uploads/2008/07/galimana-dejavu-26-7-08.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-60" title="galimana-dejavu-26-7-08-home1" src="http://www.pixedelic.com/wp-content/uploads/2008/10/galimana-dejavu-26-7-08-home1.jpg" alt="" width="593" height="425" /></a></p>
<p>Ennesima rimpatriata&#8230; se vi va&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Anche a Rimini si prova a fare web design</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 15:23:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Tutorial]]></category>

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		<category><![CDATA[Hack]]></category>

		<category><![CDATA[Realizzazione siti web Rimini]]></category>

		<category><![CDATA[Web design Rimini]]></category>

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		<description><![CDATA[Trattasi di un paio di hack per i CSS di Internet Explorer 6 e 7 (IE6 e IE7) molto semplici, ma che, non so perché, anche gli stessi programmatori che frequento evitano di utilizzare. E dire che, a mio parere, non c&#8217;è nulla di più comodo.
Questi ultimi preferiscono infilare nell&#8217;HTML (o PHP) il classico
&#60;!&#8211;[if IE]&#62;
&#60;link [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trattasi di un paio di hack per i CSS di Internet Explorer 6 e 7 (IE6 e IE7) molto semplici, ma che, non so perché, anche gli stessi programmatori che frequento evitano di utilizzare. E dire che, a mio parere, non c&#8217;è nulla di più comodo.</p>
<p>Questi ultimi preferiscono infilare nell&#8217;HTML (o PHP) il classico</p>
<h6><span class="comment">&lt;!&#8211;[if IE]&gt;<br />
&lt;link rel=&#8221;stylesheet&#8221; href=&#8221;css-ie.css&#8221; type=&#8221;text/css&#8221;&gt;<br />
&lt;![endif]&#8211;&gt;</span></h6>
<p>con le varianti</p>
<h6>&lt;!&#8211;[if lt IE 6]&gt;</h6>
<p>oppure</p>
<h6>&lt;!&#8211;[if lte IE 6]&gt;</h6>
<p>e via dicendo&#8230; tutte soluzioni che creano una confusione immane a chi poi deve andare a ritoccare i fogli di stile (in questo caso a me) perché due volte su tre non si accorge che c&#8217;è una marea di fogli di stile differenti.</p>
<p><span id="more-34"></span>Non sarebbe molto meglio trovare un modo per infilare direttamente tutte le varianti per i diversi browser in un unico foglio di stile?</p>
<p>Detto fatto: partiamo dal presupposto che il nostro CSS sia impostato per Firefox (e affini). Se vogliamo che in questo browser un div (che chiameremo &#8220;pinko&#8221;) abbia i margini tutti di 5 px non dovremo fare altro che scrivere:</p>
<h6>#pinko {<br />
margin: 5px;<br />
}</h6>
<p>Se poi però ci rendiamo conto che in Internet Explorer 6 il margine inferiore viene schiacciato (non chiedetemi perché) è dobbiamo aumentarlo di due pixel solo per questo browser, andremo a scrivere:</p>
<h6>*html #pinko {<br />
margin: 5px 5px 7px 5px;<br />
}</h6>
<p>Se poi ancora ci rendessimo conto che in IE7 anche il magine destro avesse bisogno di uno scriccotto di 2 pixel, dovremmo semplicemente aggiungere:</p>
<h6>*body #pinko {<br />
margin: 5px 7px 5px 5px;<br />
}</h6>
<p>A questo punto, invece di tre fogli di stile diversi per una stessa pagina HTML, avremmo semplicemente un CSS dove ad un certo punto troveremmo scritto:</p>
<h6>#pinko {<br />
margin: 5px;<br />
}<br />
*html #pinko {<br />
margin: 5px 5px 7px 5px;<br />
}<br />
*body #pinko {<br />
margin: 5px 7px 5px 5px;<br />
}</h6>
<p>Provare per credere.</p>
<p>Ovviamente hack di questo tipo esistono anche per Safari e per Opera&#8230; una cosa alla volta però.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
	</channel>
</rss>
