Quando dico età del Rame…

Cavalli, aratri, ruote e quant'altro

Valcamonica Cemmo 2

Continuo l’articolo del 22 giugno precisando cosa si intende per età del Rame.
Quello dei confini cronologici, per l’età del Rame forse più che per altri periodi, è un argomento piuttosto controverso. Il continuo perfezionamento delle tecniche di datazione, almeno negli ultimi vent’anni, ha portato ad un’anticipazione continua di quelli che devono essere stati i limiti di questa fase culturale.

Sul finire degli anni ottanta, per quanto riguardava l’intera Italia peninsulare, si sentiva ancora notevolmente il bisogno di precisare, in termini di cronologia assoluta, un periodo che si considerava in generale da inserire all’interno del III millennio a.C. con strascichi addirittura nei primi secoli di quello successivo [Giuliano Cremonesi, Alda Vigliardi, 1988. L'età del Rame nell'Italia peninsulare: problemi generali, in AA.VV., 1988. Rassegna di archeologia 7/1988. Congresso internazionale: L'età del Rame in Europa. Viareggio 15/18 ottobre 1987. Firenze: Edizioni all'insegna del Giglio]. Negli anni novanta, seppure si fosse in grado di fornire date ricavate con tecniche radiometriche, gli studiosi non potevano ancora confermarle poiché, almeno per l’arco alpino, mancavano sicure tabelle di calibratura [Andrea Cardarelli, 1992. Le età dei metalli nell'Italia settentrionale, in Alessandro Guidi, Marcello Piperno, 1992 (a cura di). Italia preistorica. Roma-Bari: Laterza, pp. 366-419]. Addirittura, in certi casi, l’età del Rame, vista come semplice zona di transito e non come tappa evolutiva di un progresso tecnologico e sociale, non veniva neppure ammessa nel novero delle fasi culturali, e più generalmente si passava da un lungo Neolitico finale ad un precoce Bronzo iniziale [Konrad Spindler, 2003. L'uomo dei ghiacci. Milano: Il Saggiatore].

In realtà, durante quella che definiamo età del Rame, avvengono numerosi cambiamenti: oltre al primo cimento dell’uomo con la metallurgia, l’intera Europa viene attraversata da profonde trasformazioni, le quali, se in alcuni casi trovano origine in ambito ancora neolitico, raggiungono nell’età del Rame un più perfetto compimento e contribuiscono a tracciare la fisionomia di quest’epoca.
L’utilizzo dell’aratro, ad esempio, conquista l’Europa a cavallo fra Neolitico ed età del Rame: la sua prima attestazione sembra provenire dalla Danimarca e più precisamente da Snave, nell’isola di Fyn [Stefania Casini, 1994 (a cura di). Le pietre degli dei: menhir e stele dell'età del Rame in Valcamonica e Valtellina. Catalogo della mostra. Bergamo: Assessorato alla Cultura del Comune di Bergamo]. Per quanto riguarda l’arco alpino, ne troviamo sicure raffigurazioni sulle composizioni camune [Angelo Fossati, 1994. Le scene di aratura, Stefania Casini, 1994 (a cura di). Le pietre degli dei: menhir e stele dell'età del Rame in Valcamonica e Valtellina. Catalogo della mostra. Bergamo: Assessorato alla Cultura del Comune di Bergamo, pp. 131-134]. Ma non mancano testimonianze di altro tipo, come nel caso delle tracce di arature rituali rinvenute a Saint Martin de Corléans in Val d’Aosta [Franco Mezzena, 2000. Il sito megalitico di St. Martin de Corléans e riferimenti nell'arco alpino italiano, in Federico Mailland, 2000 (a cura di). Dei nella pietra: arte e concettualità delle statue stele. Milano: Associazione Lombarda Archeologica, pp. 63-84] e, sembrerebbe, a Velturno in Trentino-Alto Adige [Bernardo Bagolini, Lorenzo Dal Ri, Umberto Tecchiati, 1994. L'area megalitica di Velturno in Alto Adige, in AA.VV., 1994. Congresso Internazionale. La statuaria antropomorfa in Europa dal Neolitico alla romanizzazione. La Spezia – Pontremoli, 27 aprile – 1 maggio 1988. Sarzana: Grafiche Lunensi, pp. 331-348] e a Trescore Balneario in Valtellina [Andrea Cardarelli, 1992. Le età dei metalli nell'Italia settentrionale, in Alessandro Guidi, Marcello Piperno, 1992 (a cura di). Italia preistorica. Roma-Bari: Laterza, pp. 366-419].

L’invenzione dell’aratro va di pari passo con le nuove tecniche di aggiogamento del bue, e ciò ci porta a considerare persino quale enorme avanzamento dovette compiersi nei trasporti con l’utilizzo della ruota [Raffaele C. De Marinis, 2000. Statue stele, stele antropomorfe e massi istoriati dell'età del Rame nella regione alpina, in Federico Mailland, 2000 (a cura di). Dei nella pietra: arte e concettualità delle statue stele. Milano: Associazione Lombarda Archeologica, pp. 161-196.]. Le testimonianze di questi progressi sono anch’esse rintracciabili sui nostri monumenti: raffigurazioni di carri a quattro ruote trainati da una coppia di bovidi sono presenti in Val Venosta (vedi l’immagine seguente) e in Valcamonica [Geoffroy De Saulieu, 2004. Art rupestre et statues menhirs dans les Alpes: des pierres et des pouvoirs (3000-2000 av. J.-C.). Parigi: Editions Errance].Lagundo 2 Aratro

I progressi nell’agricoltura, oltre che dal punto di vista tecnologico, dovettero poi interessare anche i prodotti stessi, e forse la diffusione della vite e dell’ulivo possono ben inserirsi in questo discorso [Alessandro Guidi, 2000. Preistoria della complessità sociale. Bari: Editori Laterza].

A quest’epoca si data anche l’addomesticamento del cavallo che, durante il periodo Campaniforme (siamo sul finire dell’età del Rame), diviene pregiata merce di scambio raggiungendo regioni remote come l’Irlanda [Richard J. Harrison, 1994. La cultura dei Vasi Campaniformi: 2600-1900 a.C., in Jean Guilaine, Salvatore Settis, 1994 (a cura di). Storia d'Europa. Torino: Einaudi, pp. 333-353], e che troviamo, in ambito italiano, inumato nella necropoli di Remedello (nonostante a onor del vero si tratti di un’unica sepoltura e di cui è impossibile stabilire l’epoca esatta [Raffaele C. De Marinis, Annaluisa Pedrotti, 1996. L'età del Rame nel versante italiano delle Alpi centro-occidentali, in AA.VV., 1996. Atti della XXXI Riunione Scientifica dell'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. La Valle d'Aosta nel quadro della Preistoria e Protostoria dell'arco alpino centro-occidentale, Courmayeur, 2-5 giugno 1994. Firenze: Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, pp. 247-300]).

Tutte queste novità confluiscono nel grande bacino di quella che viene chiamata la «rivoluzione dei prodotti secondari», come la definì nel 1981 Andrew Sherratt [Alessandro Guidi, 2000. Preistoria della complessità sociale. Bari: Editori Laterza], scomparso recentemente. Di questa rivoluzione fanno parte anche l’introduzione di cicli di agricoltura più intensivi e, come sottintende l’espressione stessa, la produzione di generi derivati, quali il latte, il formaggio, il burro e la lana [Richard J. Harrison, 1994. La cultura dei Vasi Campaniformi: 2600-1900 a.C., in Jean Guilaine, Salvatore Settis, 1994 (a cura di). Storia d'Europa. Torino: Einaudi, pp. 333-353].

Gli sviluppi nei sistemi produttivi causarono un’evoluzione anche a livello sociale, sfociando in quella che viene definita la «rivoluzione del rango» (così la battezzò Kent Flannery nel 1994) [Alessandro Guidi, 2000. Preistoria della complessità sociale. Bari: Editori Laterza], un fenomeno di importanza capitale anche per tentare di comprendere il pensiero che sta alla base della statuaria antropomorfa e sul quale tornerò in seguito.

L’età del Rame è dunque tutto questo. E per quanto riguarda l’arco alpino essa può essere oramai definita con una certa sicurezza anche in termini di cronologia assoluta. Anzi, mutuando le conclusioni raggiunte da studiosi quali Raffaele De Marinis Raffaele C. De Marinis, 2000. Statue stele, stele antropomorfe e massi istoriati dell’età del Rame nella regione alpina, in Federico Mailland, 2000 (a cura di). Dei nella pietra: arte e concettualità delle statue stele. Milano: Associazione Lombarda Archeologica, pp. 161-196] e Stefania Casini [Stefania Casini, 1994 (a cura di). Le pietre degli dei: menhir e stele dell'età del Rame in Valcamonica e Valtellina. Catalogo della mostra. Bergamo: Assessorato alla Cultura del Comune di Bergamo], si potrà addirittura suddividere questa età in tre sottoperiodi ricavabili sia dai caratteri peculiari all’interno di ogni regione, sia dai tratti che accomunano le varie culture fra loro.

L’età del Rame si articola dunque in:
• Rame I, dal 3400 o 3300 al 2900 o 2800 a.C.;
• Rame II, dal 2900 o 2800 al 2500 o 2400 a.C.;
• Rame III, dal 2500 o 2400 al 2200 a.C.

Il primo periodo sarebbe coevo alle culture transalpine di Ferrière e di Baden e corrisponderebbe alla prima fase della necropoli di Remedello. Il secondo, contemporaneo alla cultura della Ceramica Cordata in Europa centro settentrionale, si ricollegherebbe ai limiti cronologici della seconda fase di Remedello, al cosiddetto stile IIIA1 di Valcamonica e Valtellina, alle statue menhir della Lunigiana, alle prime statue stele di Saint Martin de Corléans e del Petit Chasseur e, in Trentino-Alto Adige, a quelle di Arco e di Lagundo. Il terzo periodo verrebbe a coincidere con la comparsa della cultura dei Vasi Campaniformi nell’Italia settentrionale, con lo stile IIIA2 di Valcamonica e Valtellina, con le seconde statue stele del Petit Chasseur e di Saint Martin de Corléans e con quella (o quelle, stando alla versione di alcuni testimoni che ebbero modo di vedere una seconda stele frammentaria prima che andasse perduta [Bernardo Bagolini, Lorenzo Dal Ri, Umberto Tecchiati, 1994. L'area megalitica di Velturno in Alto Adige, in AA.VV., 1994. Congresso Internazionale. La statuaria antropomorfa in Europa dal Neolitico alla romanizzazione. La Spezia – Pontremoli, 27 aprile – 1 maggio 1988. Sarzana: Grafiche Lunensi, pp. 331-348]) di Velturno.

Ovviamente qualche incertezza anche fra gli studiosi riguardo alla datazione soprattutto dei monumenti relativi alla statuaria antropomorfa è presente, e la discrepanza nella datazione fra le statue stele di Saint Martin de Corléans [Franco Mezzena, 2000. Il sito megalitico di St. Martin de Corléans e riferimenti nell'arco alpino italiano, in Federico Mailland, 2000 (a cura di). Dei nella pietra: arte e concettualità delle statue stele. Milano: Associazione Lombarda Archeologica, pp. 63-84] e quelle del Petit Chasseur [Alain Gallay, 1995. La nécropole du Petit Chasseur à Sion et ses stèles: idéologie et contexte social, in Alain Gallay 1995 (a cura di). Dans les Alpes, à l'aube du metal: archéologie et bande dessinée. Sion: Musées cantonaux du Valais, pp. 103-112] costituisce forse l’esempio più appariscente dei dubbi che ancora possono generarsi in materia di cronologia assoluta. Le statue stele di Aosta si possono infatti suddividere in due gruppi, considerati, sulla base dell’iconografia, l’uno anteriore all’altro. Per Franco Mezzena [Franco Mezzena, 2000. Il sito megalitico di St. Martin de Corléans e riferimenti nell'arco alpino italiano, in Federico Mailland, 2000 (a cura di). Dei nella pietra: arte e concettualità delle statue stele. Milano: Associazione Lombarda Archeologica, pp. 63-84], che più di tutti si è occupato del sito valdostano (e in generale per gli studiosi a sud dello spartiacque alpino) entrambi i gruppi non possono essere più recenti del 2400 a.C., ossia la loro «produzione» cessò prima del Campaniforme. Le statue stele di Sion mostrano praticamente lo stesso tipo di evoluzione, da uno stile più antico e (per così dire) approssimativo ad uno più moderno e particolareggiato. Eppure per Alain Gallay [Alain Gallay, 1995. La nécropole du Petit Chasseur à Sion et ses stèles: idéologie et contexte social, in Alain Gallay 1995 (a cura di). Dans les Alpes, à l'aube du metal: archéologie et bande dessinée. Sion: Musées cantonaux du Valais, pp. 103-112], uno dei massimi esperti del sito svizzero (e, guarda caso, per la maggior parte degli studiosi a nord dello spartiacque alpino), il secondo stile dovrebbe essere pertinente al Campaniforme e, addirittura, potrebbe sfiorare il Bronzo antico.

Io prendo semplicemente atto di queste peculiarità all’interno delle scuole di pensiero, e mi servo comunque dei pareri più illustri per istituire una tabella cronologica dell’età del Rame, in modo che esso divenga così un periodo composito ma il più possibile ben delimitato, dove la facies di Remedello, soppiantando la cultura di Lagozza e quella dei Vasi a Bocca Quadrata, può considerarsi un punto di partenza, mentre il periodo Campaniforme ne chiude le porte, proiettandoci nel Bronzo antico e nella cultura di Polada.

Bibliografia immagini:
- Raffaele C. De Marinis, 2000. Statue stele, stele antropomorfe e massi istoriati dell’età del Rame nella regione alpina, in
Federico Mailland, 2000 (a cura di). Dei nella pietra: arte e concettualità delle statue stele. Milano: Associazione Lombarda Archeologica, pp. 161-196.
- Franco Mezzena, 2000. Il sito megalitico di St. Martin de Corléans e riferimenti nell’arco alpino italiano, in Federico Mailland, 2000 (a cura di). Dei nella pietra: arte e concettualità delle statue stele. Milano: Associazione Lombarda Archeologica, pp. 63-84;
-
Geoffroy De Saulieu, 2004. Art rupestre et statues menhirs dans les Alpes: des pierres et des pouvoirs (3000-2000 av. J.-C.). Parigi: Editions Errance.

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