Archeologia sperimentale

Quando dico età del Rame…

Cavalli, aratri, ruote e quant'altro

Domenica, 6 luglio 2008

Valcamonica Cemmo 2

Continuo l’articolo del 22 giugno precisando cosa si intende per età del Rame.
Quello dei confini cronologici, per l’età del Rame forse più che per altri periodi, è un argomento piuttosto controverso. Il continuo perfezionamento delle tecniche di datazione, almeno negli ultimi vent’anni, ha portato ad un’anticipazione continua di quelli che devono essere stati i limiti di questa fase culturale.

Sul finire degli anni ottanta, per quanto riguardava l’intera Italia peninsulare, si sentiva ancora notevolmente il bisogno di precisare, in termini di cronologia assoluta, un periodo che si considerava in generale da inserire all’interno del III millennio a.C. con strascichi addirittura nei primi secoli di quello successivo [Giuliano Cremonesi, Alda Vigliardi, 1988. L'età del Rame nell'Italia peninsulare: problemi generali, in AA.VV., 1988. Rassegna di archeologia 7/1988. Congresso internazionale: L'età del Rame in Europa. Viareggio 15/18 ottobre 1987. Firenze: Edizioni all'insegna del Giglio]. Negli anni novanta, seppure si fosse in grado di fornire date ricavate con tecniche radiometriche, gli studiosi non potevano ancora confermarle poiché, almeno per l’arco alpino, mancavano sicure tabelle di calibratura [Andrea Cardarelli, 1992. Le età dei metalli nell'Italia settentrionale, in Alessandro Guidi, Marcello Piperno, 1992 (a cura di). Italia preistorica. Roma-Bari: Laterza, pp. 366-419]. Addirittura, in certi casi, l’età del Rame, vista come semplice zona di transito e non come tappa evolutiva di un progresso tecnologico e sociale, non veniva neppure ammessa nel novero delle fasi culturali, e più generalmente si passava da un lungo Neolitico finale ad un precoce Bronzo iniziale [Konrad Spindler, 2003. L'uomo dei ghiacci. Milano: Il Saggiatore].

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