Arco alpino

Il Campaniforme sull’Arco Alpino

L'emergere di ideologie "maschili"

Domenica, 26 ottobre 2008

Concludo una prefazione sull’età del Rame in generale e in particolare sull’arco alpino con un discorso riguardo alle testimonianze del Campaniforme.

Il caso di Monte Covolo (vedi l’articolo L’età del Rame sull’Arco Alpino) ci ha dato il metro di quelli che dovevano essere gli scambi allʼinizio dellʼetà del Rame e della loro portata geografica certo importante, eppure ridotta se paragonata a quanto avviene durante una fase più recente, occupata appunto dalle testimonianze della cultura campaniforme, dove non si può fare a meno di notare quanto venga a dilatarsi lʼampiezza dei territori che paiono comunicare e scambiare tra loro [Alessandro Guidi, 2000. Preistoria della complessità sociale. Bari: Editori Laterza]. Il pugnale tipico di questo periodo (il cosiddetto tipo Ciempozuelos [German Delibes de Castro, Manuel Fernàndez Miranda, Araceli Martìn Colliga, Fernando Molina, 1988. El Calcolitico en la Peninsula Iberica, in AA.VV., 1988. Rassegna di archeologia 7/1988. Congresso internazionale: Lʼetà del Rame in Europa. Viareggio 15/18 ottobre 1987. Firenze: Edizioni allʼinsegna del Giglio, pp. 255-282], il pugnale in rame con lingua da presa e lato prossimale convesso, di cui avrò modo di parlare più dettagliatamente in seguito) è presente in un areale vastissimo, dalla Spagna sino allʼEuropa centro orientale e, a nord, fino alla isole britanniche [Franco Nicolis, 2004. Il Campaniforme nel territorio posto a sud dello spartiacque alpino, in Franco Marzatico, Paul Gleischer, 2004 (a cura di). Guerrieri, principi ed eroi fra il Danubio e il Po dalla Preistoria allʼAlto Medioevo. Catalogo della mostra. Trento: Provincia autonoma di Trento, Castello del Buonconsiglio, Monumenti e Collezioni Provinciali, pp. 135-138].

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L’età del Rame sull’Arco Alpino

I rituali funerari, gli insediamenti e lʼeconomia

Sabato, 18 ottobre 2008

Vado avanti con un discorso introduttivo sull’età del Rame e l’arco alpino.

I termini in cui la frequentazione umana si è attuata sullʼarco alpino durante lʼetà del Rame sono ricavabili, oltre che dallʼevidenza della statuaria antropomorfa, per lo più da testimonianze relative allʼambito funerario, di contro ad una generalizzata rarità di resti insediativi coevi. Troviamo il numero maggiore di sepolture concentrate tra i 200 e i 600 m di quota, in zone adiacenti ai fondi vallivi o alle prime pendici montane (non senza comunque rare eccezioni a quote più elevate) [Daniela Cocchi Genick, 1996. Manuale di preistoria. III. Lʼetà del Rame. Firenze: Octavo – Franco Cantini Editore].

Le tipologie ambientali vanno dalla grotticella di varie estensioni e talvolta provvista di concamerazioni interne più o meno articolate, al semplice riparo sotto roccia, o ancora al sito allʼaperto spesso collocato ai piedi di un versante roccioso e in presenza di sorgenti o piccole cascate o in luoghi comunque molto suggestivi. Questʼultima tipologia appare però quella più rara fra le tre [Raffaella Poggiani Keller, 1988. Lʼetà del Rame nellʼItalia settentrionale. Gli aspetti sepolcrali dellʼarea alpina centrale, in AA.VV., 1988. Rassegna di archeologia 7/1988. Congresso internazionale: Lʼetà del Rame in Europa. Viareggio 15/18 ottobre 1987. Firenze: Edizioni allʼinsegna del Giglio, pp. 401-411]. Nei ripari o alla base di versanti rocciosi compaiono, con una certa frequenza, sepolture addossate alla parete o delimitate da un recinto di pietre, talora ricoperto da cairn [Daniela Cocchi Genick, 1996. Manuale di preistoria. III. Lʼetà del Rame. Firenze: Octavo – Franco Cantini Editore].

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