Età del rame

L’età del Rame sull’Arco Alpino

I rituali funerari, gli insediamenti e lʼeconomia

Sabato, 18 ottobre 2008

Vado avanti con un discorso introduttivo sull’età del Rame e l’arco alpino.

I termini in cui la frequentazione umana si è attuata sullʼarco alpino durante lʼetà del Rame sono ricavabili, oltre che dallʼevidenza della statuaria antropomorfa, per lo più da testimonianze relative allʼambito funerario, di contro ad una generalizzata rarità di resti insediativi coevi. Troviamo il numero maggiore di sepolture concentrate tra i 200 e i 600 m di quota, in zone adiacenti ai fondi vallivi o alle prime pendici montane (non senza comunque rare eccezioni a quote più elevate) [Daniela Cocchi Genick, 1996. Manuale di preistoria. III. Lʼetà del Rame. Firenze: Octavo – Franco Cantini Editore].

Le tipologie ambientali vanno dalla grotticella di varie estensioni e talvolta provvista di concamerazioni interne più o meno articolate, al semplice riparo sotto roccia, o ancora al sito allʼaperto spesso collocato ai piedi di un versante roccioso e in presenza di sorgenti o piccole cascate o in luoghi comunque molto suggestivi. Questʼultima tipologia appare però quella più rara fra le tre [Raffaella Poggiani Keller, 1988. Lʼetà del Rame nellʼItalia settentrionale. Gli aspetti sepolcrali dellʼarea alpina centrale, in AA.VV., 1988. Rassegna di archeologia 7/1988. Congresso internazionale: Lʼetà del Rame in Europa. Viareggio 15/18 ottobre 1987. Firenze: Edizioni allʼinsegna del Giglio, pp. 401-411]. Nei ripari o alla base di versanti rocciosi compaiono, con una certa frequenza, sepolture addossate alla parete o delimitate da un recinto di pietre, talora ricoperto da cairn [Daniela Cocchi Genick, 1996. Manuale di preistoria. III. Lʼetà del Rame. Firenze: Octavo – Franco Cantini Editore].

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Quando dico età del Rame…

Cavalli, aratri, ruote e quant'altro

Domenica, 6 luglio 2008

Valcamonica Cemmo 2

Continuo l’articolo del 22 giugno precisando cosa si intende per età del Rame.
Quello dei confini cronologici, per l’età del Rame forse più che per altri periodi, è un argomento piuttosto controverso. Il continuo perfezionamento delle tecniche di datazione, almeno negli ultimi vent’anni, ha portato ad un’anticipazione continua di quelli che devono essere stati i limiti di questa fase culturale.

Sul finire degli anni ottanta, per quanto riguardava l’intera Italia peninsulare, si sentiva ancora notevolmente il bisogno di precisare, in termini di cronologia assoluta, un periodo che si considerava in generale da inserire all’interno del III millennio a.C. con strascichi addirittura nei primi secoli di quello successivo [Giuliano Cremonesi, Alda Vigliardi, 1988. L'età del Rame nell'Italia peninsulare: problemi generali, in AA.VV., 1988. Rassegna di archeologia 7/1988. Congresso internazionale: L'età del Rame in Europa. Viareggio 15/18 ottobre 1987. Firenze: Edizioni all'insegna del Giglio]. Negli anni novanta, seppure si fosse in grado di fornire date ricavate con tecniche radiometriche, gli studiosi non potevano ancora confermarle poiché, almeno per l’arco alpino, mancavano sicure tabelle di calibratura [Andrea Cardarelli, 1992. Le età dei metalli nell'Italia settentrionale, in Alessandro Guidi, Marcello Piperno, 1992 (a cura di). Italia preistorica. Roma-Bari: Laterza, pp. 366-419]. Addirittura, in certi casi, l’età del Rame, vista come semplice zona di transito e non come tappa evolutiva di un progresso tecnologico e sociale, non veniva neppure ammessa nel novero delle fasi culturali, e più generalmente si passava da un lungo Neolitico finale ad un precoce Bronzo iniziale [Konrad Spindler, 2003. L'uomo dei ghiacci. Milano: Il Saggiatore].

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Gli dei della statuaria antropomorfa

Introduzione

Domenica, 22 giugno 2008

non di solo web design vive l\'uomo

Dal momento che non di soli web design e siti internet vive l’uomo (anche se, economicamente parlando, per quel che mi riguarda questo non vale), devo svelarvi che tempo fa credevo di cavarci una qualche professione dall’archeologia, tant’è che finii pure per laurearmici a pieni voti.

La mia tesi si intitolava: Armi e simboli della guerra nella statuaria antropomorfa dell’età del Rame: l’arco alpino. Un titolino niente male che mi dava però lo spunto per trattare di un fenomeno che, a parte qualche teoria secondo me poco fondata che si basa su prese di posizione del tutto arbitrarie, non ha ancora ricevuto una spiegazione, ossia: il significato dei temi figurati nelle incisioni rupestri di Valcamonica e Valtellina, i cosiddetti massi camuni e tellini.

Qui faccio una piccola introduzione sul periodo, l’argomento e l’area geografica. Chi vuole può saltare.

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